Nico

NICO
In un luogo senza tempo e senza nome, un giorno di pioggia, due ragazzi si incontrano. Diversi in tutto, diventano amici. Iniziano a frequentarsi quotidianamente condividendo la propria vita con spontaneità. Crescono e diventano uomini, due giovani adulti che, per diverse circostanze,  si perderanno per seguire ognuno la propria strada. Il destino li farà rincontrare e, quel giorno, il senso della loro esistenza cambierà per sempre.

Una produzione: Un Romanzo Senza Prezzo
Anno 2009 | Pag. 100

Un romanzo Senza prezzo
“Nico” non è stato pubblicato da nessun editore perciò non si trova in commercio. Per averlo è sufficiente richiederlo attraverso una mail. Ricorda che il prezzo al romanzo lo dai tu scegliendo da un minimo fino ad un massimo. Per info, scrivi a: romanzo.libellule@libero.it 

Dicono su Nico

Ci sono storie e storie. Io ho sempre amato quelle che, al di là di ogni trama didascalica o eleganza nelle descrizioni, sapessero rendermi parte di loro: rapirmi, prendermi, e portarmi dentro di esse, sporcarmi della loro essenza e, a loro modo, farmi vivere l’esperienza raccontata in quelle righe. ‘Nico’ è una di queste storie. E ‘Nico’ non si può raccontare. Non è una storia spiegabile, così come non si può spiegare la sensibilità che determina ognuno di noi: semplicemente c’è, sposta gli equilibri della nostra vita e per capirla almeno un po’ bisogna buttarcisi dentro. Non sarà un viaggio indolore. Ma sarebbe ancora più doloroso non farlo.
[Valerio Zangarini]

Abbiamo tutti una storia incompleta e siamo destinati a muoverci nel tempo e nei luoghi per trovare chi possiede l’altra metà. ‘Nico’ è questo: la storia di una ricerca.
[Patrizia Sabatini]

“Nico” non ha volto, non ha nome e non ha tempo. “Nico” è un’emozione che abbatte qualsiasi barriera.
[Andrea Donato]

“Nico” è la ricerca di qualcosa di unico ed immutabile, di qualcosa di vero, di una follia per cui valga la pena di ‘cercare’. I protagonisti, indimenticabili, esistono come parte di uno stesso atomo: l’uno il più, l’altro il meno. E mentre uno è fermo nel tentativo di rimanere stabile, l’altro è in continuo viaggio alla ricerca della stabilità.
[Emiliano Rosatelli]

Io e Nico

Quando mi arrivò la storia di “Nico” ero appena una ventenne e capii subito che richiedeva molta maturità per essere scritta. Io non ne avevo. Tentai di raggiungerla negli anni ma sfuggiva. Poi venne l”idea del progetto Un Romanzo Senza Prezzo, col quale avrei potuto portare nelle periferie di Roma un romanzo da distribuire gratuitamente tra la gente.
Nel terzo municipio di Roma, ex quarto, le librerie non esistono più e negli affollatissimi centri commerciali l’unica libreria che ne era presente ha chiuso i battenti da parecchio. Eppure, editori e stampa sembra credere fermamente che i lettori crescano come i funghi dopo la pioggia.
A Roma piove molto, è vero, soprattutto nelle periferie ma, a parte i funghi, i lettori non crescono e, anzi, i ragazzi fanno fatica a credere che leggere sia cibo per la mente. Così, convinta di aver raggiunto una maturità sufficiente per raccontare una storia tanto particolare come quella di “Nico” e dopo che una delle migliori editor che abbia mai conosciuto ci aveva lavorato avidamente, raccolsi soldi privati per stampare 10.000 copie di “Nico”. Sì, diecimila. Diecimila copie. Non potevo crederci. E poi, il giorno in cui era tutto pronto per andare in stampa, la più banale delle sviste consegnò alla tipografia il file di “Nico” originario, cioè la bozza iniziale, ovvero la prima stesura primordiale e io mi ritrovai con quelle incredibili ed impensabili 10.000 copie ma di un romanzo che non era altro che una bozza risalente a quasi 15 anni prima. A quel punto mi trovai a un bivio: distribuire libri laddove i lettori non crescono come funghi dopo la pioggia, o mandare al macero 10.000 copie di un romanzo che non avrebbe passato la selezione del più impreparato dei correttori di bozza. Voi cosa avreste fatto?
Ne soffrii molto, lo ammetto, ma alla fine decisi che il progetto, ossia Un Romanzo Senza Prezzo, che mi consentiva di distribuire libri nelle periferie di Roma, era più importante del mio orgoglio ferito di scrittrice.

In realtà, Nico resta ancora un’opera incompiuta e forse così resterà per sempre, nonostante i lavori di scrittura, riscrittura e di editing. Rappresenta, forse, quell’opera esercizio sulla quale si misura ogni tentativo di rivoluzionare vecchi schemi per poi accorgersi che i vecchi schemi sono quelli che funzionano. Chissà…